IL SETTIMO SI RIPOSO'

3 Atti di Samy Fayad

 

(dal programma di sala)

LA STORIA

Antonio Orefice, vedovo di una moglie sposata giovanissima, vorrebbe trascorrere la domenica riposando in tranquillo silenzio. Egli tiene in casa Gemma, la ancor giovane e vitale suocera, e la sorella Teresa, da lungo tempo fidanzata con una sorta di “malato immaginario”.

Antonio odia un suo vicino di casa, Vincenzo Camporeale, il quale, pur avendo il suo stesso stipendio, ha un attico con piscina, auto fuoriserie e molte donne con le quali conduce una dispendiosa “dolce vita”.

Ma proprio una brutta domenica un pericoloso bandito armato, nel tentativo di evitare la cattura, va a rifugiarsi in casa di Antonio …

A questo punto Gemma, Teresa e una serie di incredibili personaggi che sembrano piovere inarrestabilmente da tutte le parti, daranno vita a un esilarante crescendo di deliranti situazioni ...

 

NOTE DI REGIA

La commedia si chiude sui trascinanti suoni della Tarantella di Montemarano, che prende il nome dalla sua culla, un comune vicino ad Avellino.

Ballo mediterraneo, che discendendo dall’arcaica tipologia delle danze “estatiche” sfocia in una complessa rappresentazione mimata di episodi di corteggiamento e che - nei precisi tratti distintivi della maniera “montemaranese” (il clarinetto, l’organetto e il violino come organico strumentale e gli inconfondibili accenti ritmici) - specificamente rimanda al territorio campano.

Ciò che si prova assistendo a una tarantella di danzatori “iniziati”, di cui non si conosce il codice mimico, è lo stesso che può capitare a Napoli, davanti a un popolo in perenne agitazione, che “danza” la propria vicenda esistenziale con movenze non sempre decifrabili da chi ne ignora il “linguaggio” vitale.

E la tarantella è anche la musica del “Pazzariello” (chi non ricorda Totò?), che andava pubblicizzando al ritmo di quella danza l’apertura di una nuova bottega alimentare, seguito tra i vicoli, e spesso canzonato, da un dionisiaco, chiassoso corteo di adulti e di scugnizzi.

E non è un “pazzariello” anche il delirante Antonio Orefice, che in un tragicomico finale di commedia si allontana nello strepito dei familiari accalcati alle sue spalle?

 

la platea scenografata

foto G. Notari

la locandina del debutto: 24 e 25 aprile 2010

 

 

i ringraziamenti al pubblico

 

 

 

 

 

 

 

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L'AUTORE

 

Samy Fayad, autore teatrale e radiofonico, oltre che giornalista, nasce a Parigi nel 1925, da genitori libanesi. Vive undici anni nel Venezuela e all’età di tredici anni si trasferisce a Napoli, trovando nella napoletanità il terreno fertile per i costumi e l’ambiente delle sue commedie,  e assorbendone umori, tic e quel granello di follia presente nei suoi personaggi. Inizia con lo scrivere copioni radiofonici (ne scriverà in tutto 13), poi entra in RAI nel 1950, dove diviene capo della Sezione Prosa TV del Centro di Produzione di Napoli. Con “I compagni della cattiva strada” vince nel 1952 il 2° Premio Nazionale Radiodrammatico e con “Don Giovanni innamorato” vince nel 1954 il 1° premio del Concorso per Lavori Radiofonici bandito dalla RAI (nell'occasione vengono esaminati 495 copioni e il premio assegnato a Samy Fayad è di 500.000 lire).

 

In Italia, il teatro di Fayad è portato in scena, con grande successo, da Peppino De Filippo, Nino Taranto, Antonio Casagrande, Regina Bianchi, Dolores Palumbo, Nuccia Fumo, Angela Pagano, Gigi Reder, Carlo Taranto, Marzio Onorato, Anna Maria Ackermann, Antonio Allocca, Peppe Barra. Le sue commedie ricevono premi importanti come il Premio IDI e il premio teatrale “L'Aretino”; negli anni ’70 si fa autore di allegre commedie portate al successo da Nino Taranto e dal regista Gennaro Magliulo e ancora riprese sui nostri palcoscenici (tra le più note, “Il papocchio” e“Come si rapina una banca”). Il teatro di Fayad è tradotto, rappresentato, teletrasmesso in Francia, Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Grecia, Polonia, Olanda, Romania, Bulgaria, Argentina, Brasile, Messico, Stati Uniti d’ America, Gran Bretagna…

 

Scrivono del suo teatro: Domenico Rea, Alberto Perrini, Franco Malatini, Carlo Maria Pensa, Lino Calvino…

Fayad muore a Napoli nel 1999.