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SERATA DE FILIPPO
testi di Eduardo e Peppino De Filippo

PERICOLOSAMENTE
un atto unico di Eduardo

VINCENZO DE PRETORE
poemetto in versi di Eduardo
 
DON RAFFAELE IL TROMBONE
disillusione comica in un atto di Peppino 

PREMIO TEATRO GATaL per la Stagione 2016/17
allo spettacolo è stato assegnato il
1° Premio di 1° grado

XXVII PREMIO TEATRALE S. DOMINGO
 per lo spettacolo, a Rosa Startari è stato
assegnato il premio Migliore Attrice della rassegna


foto G. Notari

I TESTI

PERICOLOSAMENTE
Arturo, per avere ragione di sua moglie (brava donna ma, come dice lui, “dal carattere infame”) ricorre a un mezzo decisamente drastico, che qui non sveleremo. Ciò nonostante Dorotea, questo il nome di lei, malgrado tutto sembra resistere ad ogni attacco. Di tutto questo è completamente ignaro il malcapitato Michele che, di ritorno da un lungo soggiorno in America, cerca solo una camera in famiglia dove poter alloggiare in santa pace. E dove va a finire Michele? Ma naturalmente a casa di Arturo e Dorotea! E così una serata apparentemente tranquilla si trasforma in una divertentissima e letteralmente scoppiettante successione di incredibili momenti!


foto L. Rivieccio

VINCENZO DE PRETORE
Vincenzo è il personaggio di un bellissimo poemetto di Eduardo De Filippo, e dell’omonima commedia che successivamente lo stesso autore ne ricavò. De Pretore è un ladruncolo che, per non essere più arrestato, sceglie come Santo protettore S. Giuseppe. Dopo ogni furto, porta davanti ad un'immagine del Santo candele e lumini. Forte di questa protezione, comincia a rubare ovunque e con la massima tranquillità. Un giorno, tuttavia, un derubato lo coglie sul fatto: lo afferra, lo picchia e gli spara. Vincenzo cade in coma e, trasportato in ospedale, mentre è sul tavolo operatorio improvvisamente si trova di fronte alle porte del Paradiso, dove chiede di poter entrare sostenendo di essere un protetto di S. Giuseppe. Dopo varie insistenze, si troverà al cospetto di Dio, in un al di là fortemente umanizzato tutto da godere.


foto L. Rivieccio

DON RAFFAELE IL TROMBONE
Raffaele Chianese, maestro di trombone, è il protagonista della vicenda. Vorrebbe diventare un grande e famoso compositore, e immerso com’è nel suo mondo di sogni aspetta un improbabile colpo di fortuna. Intanto si lamenta della società, che non riconosce la sua arte, e pur di non tradire la sua grande passione rifiuta qualsiasi altro lavoro (chi prova a trovargli una buona sistemazione, ne ottiene in cambio insulti e maltrattamenti!). Quindi vive miseramente, con i pochi soldi guadagnati suonando ai matrimoni, dopo che anche il tentativo di aprire un negozio di musica è fallito. Amalia e Lisa, rispettivamente moglie e sorella di Chianese, non accettano di buon animo questa condizione e soprattutto Amalia, che non crede molto nelle capacità artistiche del marito, lo sprona a trovare un’attività più redditizia. Anche Nicola Belfiore, nipote di Raffaele e musicista a sua volta, vive di stenti, anzi le sue cose sono addirittura peggiorate da quando ha cominciato a suonare con suo zio, che egli quindi addita quale "iettatore". Fino a quando in casa di Raffaele “il trombone” giunge Alfredo Fioretti, uomo distinto, ben vestito, che si presenta come maestro di pianoforte e concertista, proponendogli un vantaggioso ingaggio e un lauto anticipo…


foto L. Rivieccio

UNA PISTOLA, UN LADRO
ED UN TROMBONE...
(note di regia)

Una moglie che muore tutti i giorni, un ladro forse morto che polemizza con i Santi, un novello sposo che morendo condanna un poveraccio ad una fame senza scampo. Tre storie tenute insieme dal filo conduttore della morte: una morte solo temuta oppure incombente o anche autentica, ma sempre surreale, sempre imprevedibile e sempre così poco credibile, così diversa da quella che a volte ci fa paura, da sembrare nient’altro che il goffo prolungamento di vite strampalate o un loro curioso accidente. Comunque una morte tutta da ridere, ridotta a banale ricorrenza quotidiana o a fastidioso incidente di percorso, e si sa che l’assenza di paura della morte non solo rende facile la comunicazione con l’aldilà ma autorizza anche ad imporre all’altro mondo le logiche terrene, impostando il rapporto su basi umane e facendo piazza pulita del mistero. Come accade a Vincenzo De Pretore, che, attraverso una delicata trasfigurazione del reale nel fantastico, litiga con innocente irriverenza con San Giuseppe, o come accade a don Raffaele “il trombone”, che dà dell’imbecille al povero defunto, reo soltanto di essere morto prima di averlo pagato. Entrambi, il Vincenzo di Eduardo e il Raffaele di Peppino, incarnazioni di un carattere tipico della creatività dei due fratelli, quello cioè dei sognatori costretti al termine della vicenda a scontrarsi con la brutalità del reale (e in questo senso don Raffaele, con la sua ingenua bonarietà e i suoi mal riposti sogni di gloria, perfino con la sua maschera corporea, ricorda molto da vicino Charlot). Così come un altro segmento tematico, frequentissimo nella produzione dei due autori e fonte di tanta della loro comicità, è quello del rapporto antagonistico tra marito e moglie che, permeando entrambi gli atti unici, nel caso di "Pericolosamente" addirittura si materializza in una pistola, oggetto anch’esso ricorrente nel teatro dei De Filippo e soprattutto nella loro produzione farsesca. Nella farsa, infatti, il colpo di pistola, privato della sua pericolosità dalla carica a salve, segna semplicemente il colpo di scena, quando il ritmo dello spettacolo esige l’azzeramento e il rapido cambio di situazione in un’azione che le motivazioni logiche e psicologiche avrebbero stentato a concludere. Del resto, cosa c’è di più violento della farsa?


foto L. Rivieccio

la locandina dello spettacolo

 

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foto L. Rivieccio

 

 

Bozzetti di Vincenzo La Camera
per i costumi dell'edizione 2005 di
Don Raffaele il "trombone"