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Capitano Volpi - foto L. Rivieccio


Luciana - foto L. Rivieccio


Bulldog II° - foto L. Rivieccio


Il regista - foto D. La Camera

UN GIOCO DI PAZIENZA

2 atti di Manlio Santanelli

alla commedia è stato assegnato il
1° Premio di 1° grado

del PREMIO TEATRO GATaL per la Stagione 2012/13

leggi la recensione di Roberto Zago


foto G. Notari

(note tratte dal programma di sala)

LA COMMEDIA

Qual è il modello di vita che vale la pena di realizzare?
Una vita intensamente sognata e vissuta molto interiormente vale meno di una vita spesa nella ricerca frenetica di esperienze materiali? E se in età matura accade di ritrovarsi soli e vulnerabili, è possibile reagire iniziando una nuova vita con spirito giovanile e capacità progettuale?

Come in una divertente partita continuamente giocata sul filo dell'ironia, Ketty e Augusto vanno progressivamente mettendo a nudo le loro ansie, le attese e le speranze di una vita. Attraverso un'altalena di comici bisticci e di teneri riavvicinamenti, i due protagonisti portano in scena una storia scoppiettante e intensa, a tratti commovente.

"Sopra di loro", dalla torretta di un bulldozer, uno strano operaio interviene nella vicenda assumendo l’antica funzione teatrale di deus ex-machina.


Bozzetto scenografico - V. La Camera

NOTE DI REGIA

Con varie citazioni da “La bisbetica domata”, il testo rivela il suo apparentamento con quello di Shakespeare. A Ketty piace identificarsi con Katherina, amata e desiderata da Petruchio, il personaggio che nelle sue segrete fantasie rivive in Augusto. Ma, come in un sofisticato sistema di specchi, al piano di lettura soggettivo di Ketty si aggiunge quello dello spettatore. Il quale può cogliere come nel passaggio da Shakespeare a Santanelli i ruoli si invertano: qui, in realtà, il vero bisbetico – stravagante, bizzarro, lunatico, brontolone – è Augusto. E’ lui, attaccabrighe con alti e bassi d’umore, il personaggio indocile alle convenzioni sociali, la cui volontà si può domare non affrontandolo direttamente ma accortamente aggirando, come in un gioco di pazienza, le barriere verbali e fisiche che va erigendo a protezione del suo egocentrismo.


Un particolare della scena - foto L. Rivieccio

L'AUTORE

La produzione di Santanelli annovera oltre 50 titoli, tra monologhi e opere sceniche originali in uno o più atti, poche e mirate traduzioni (da Molière, da Gogol), adattamenti e riduzioni da romanzi e racconti di Dostoevskij, Jan Neruda, Imbriani, Capuana, Bulgakov e, in un caso, dalle novelle di Boccaccio.

La sua è una drammaturgia originale, piena di assonanze con il teatro dell'assurdo e di libertà tematiche e compositive, nata nel solco delle poetiche teatrali del secondo ’900 europeo, popolata prevalentemente da personaggi dominati da nevrosi, prigionieri di rapporti imposti, incapaci di scegliere e, in ultima analisi, di essere liberi, e nutrita da un naturale talento teatrale che con facilità e felicità innova, trasforma e trasfigura situazioni quotidiane e personaggi prevedibili, denudando le ipocrisie piccole e grandi di cui si veste la realtà minuta, illuminandone così i risvolti tragicomici o grotteschi.

Il suo teatro ha avuto il merito di riaffermare le possibilità della drammaturgia, invertendo in tal modo la tendenza peculiare degli anni Settanta, e ancora perdurante agli inizi degli anni Ottanta, che prediligeva il gesto, l'immagine, il segno sulla parola. Dopo il dominio pressoché assoluto dell’elemento visivo sui palcoscenici italiani, il teatro di Santanelli ha riportato l'attenzione sulla centralità del testo e sulle potenzialità innovative ad esso associabili.

la locandina dello spettacolo

 

 


Ketty - foto D. Abrami

 

 


Augusto - foto L. Rivieccio

 

 


Salvatore capa 'e fierro - foto L. Rivieccio