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La nostra Compagnia è nata nel 2004,
dall'incontro di un gruppo di persone
appassionate di teatro, alcune delle quali provenienti da altre
esperienze,
altre al loro primo incontro con le tavole del palcoscenico. Il tempo
trascorso ha visto il progressivo ampliamento della compagine, che oggi
può contare su un consistente numero di attori e attrici e su un
efficacissimo staff tecnico.
La specifica connotazione che la
Compagnia è andata assumendo negli anni, la vede
particolarmente incline al genere comico-brillante, ma la vocazione del
gruppo è quella di affrontare sempre nuove esperienze, diversificando la
gamma dei linguaggi teatrali con cui si esprime. Inoltre, Il Socco e la
Maschera non tralascia di operare anche per beneficenza, a favore di
particolari categorie di spettatori.
Attualmente la Compagnia opera con
il patrocinio del
C.A.S.C. Centro per l'Assistenza Sociale e Culturale dei dipendenti della Banca d'Italia, e aderisce al
G.A.T.a.L. Gruppo Attività Teatrale amatoriale della Lombardia.
Ha la propria sede a Segrate/MI. E' iscritta al
n. 94 dell'Albo Comunale delle Associazioni No-Profit, per le sezioni
Culturale e Ricreativa, tenuto dal Comune di Segrate.
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Socco, Coturno
e Maschera.
(da: Ricerche storico-critico-scientifiche, dell’Abate Don Giacinto
Amati, Milano, 1829)
Ciò
che faceva distinguere se una tragedia o commedia si dovesse
rappresentare al primo comparir degli attori sulle scene, era il
socco ed il coturno. Il socco introdotto col vestiario
delle commedie da Eschilo, poeta tragico morto di 69 anni nel 477
avanti l’era cristiana, era una specie di scarpa alta, la quale
arrivava sopra il nodo del piede, e che portavasi anche dagli attori
nelle antiche commedie. Il coturno era uno stivaletto con zoccolo
assai alto di sughero, il quale era distintivo e proprio soltanto
degli attori che recitavano nelle tragedie, onde poter comparire più
alti e apparentemente più somiglianti agli eroi che rappresentavano:
questo stivaletto copriva la maggior parte della gamba, ed era
fermato con un legacciolo al disotto del ginocchio.
Si crede che
Sofocle sia stato l’inventore dei coturni. Siccome da questi
calzaretti si distinguevano i drammi che aveansi a recitare, si usò
poi fino a noi porre, quasi per epigrafe, o titolo dedicatorio,
avanti o sopra il palco scenico, socco et coturno, cioè commedia e
tragedia. Il signor Fenelon parlando di tali emblematici distintivi
disse che la commedia dee favellare in uno stile più basso e più
umile della tragedia, il coturno, dicea, è più alto del socco.
Formio
Siracusano introdusse le vesti caudate, ed Eschilo suddetto, o, come
altri opinano, il poeta Tespi, il quale vivea al tempo di Pitagora,
credesi l’inventore della maschera, invece di bruttarsi la faccia
con i colori, i quali, oltre di arrecare nocumento a chi ne faceva
uso, lasciava non poca difficoltà a pulirsi, restando per tal modo
l’attore anche dopo la rappresentazione esposto agli scherni della
plebe. Infatti Terenzio cartaginese, dopo i disastri della sua
patria, si portò a Roma sapendo che era allora onorata da tanti
begli ingegni, ed ivi diede alla luce le sue eruditissime commedie,
le quali con popolare entusiasmo vennero ripetutamente rappresentate
sulle romane scene, dove gli attori comparvero mascherati. Sebbene
non si conosca dalle storie il vero inventore della maschera,
sappiamo però come essa fosse presso gli antichi: le loro maschere
da teatro erano una specie di elmo, che copriva tutta la testa con
barba e capelli negli uomini; e per le donne, con tutti gli
ornamenti loro proprj. La maschera non usavasi soltanto in tempo
delle rappresentazioni teatrali, ma ben anche nelle solennità
religiose e specialmente in tempo delle feste, delle pompe pubbliche
e dei giuochi saturnali, dei baccanali, dei trionfi, ed anche nei
conviti. Usarono ancora le così dette maschere comiche, aventi cioè
doppia faccia, triste da una parte, allegra dall’altra, una vecchia,
l’altra giovane, fatte però sempre con singolare maestria ed atte ad
eccitare le risa o la compassione.

(da: Dizionario delle favole per uso delle scuole d’Italia,
di
Autore ignoto, Venezia, 1785)
TALIA, una
delle nove Muse, presiede alla Commedia, ed alla poesia Lirica.
Rappresentasi sotto le sembianze d’una Giovane donna coronata
d’edera con una maschera in mano, e i socchi a’ piedi.
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La nostra
Compagnia Il Socco e la Maschera
ti ringrazia di aver visitato il suo sito e
si augura che ti piaccia. Sperando che vorrai
continuare a seguirci, ti chiediamo la disponibilità
a segnalarci uno o più recapiti di posta elettronica
ove ricevere comunicazioni circa i nostri futuri impegni,
ai quali stiamo già lavorando. A tale scopo,
scrivi all’indirizzo di posta elettronica
info@ilsoccoelamaschera.it
Arrivederci a
presto.


Il Socco e la
Maschera, associazione non riconosciuta,
senza scopo di lucro, ha la propria sede statutaria in
Segrate (MI) - Via F.lli Cervi Residenza Poggio, 251 - C.A.P. 20090.
Aderisce al G.A.T.a.L. Gruppo
Attività Teatrale amatoriale della Lombardia
ed opera con il patrocinio del C.A.S.C. Centro per
l'Assistenza Sociale e Culturale dei dipendenti della Banca d'Italia.
E' iscritta al n. 94 dell'Albo Comunale delle Associazioni No-Profit,
per le sezioni Culturale e Ricreativa, tenuto dal Comune di Segrate.
PRESIDENTE
Vincenzo La Camera
VICE PRESIDENTE
Gerardo Notari
CONSIGLIO
DIRETTIVO
Anna Cirulli
Domenico Ippolito
Davide La Camera
Vincenzo La Camera
Francesco Paolo Molinaro
Gerardo Notari
Rosa Startari |