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di Vincenzo La
Camera e Rosa Startari
  
E adesso cosa mettiamo in scena?
Vi sarà capitato molte volte, dopo aver felicemente debuttato
con una commedia, e preparandovi a sostenere le sue repliche,
di interrogarvi su quale nuovo lavoro potesse costituire la vostra
successiva fatica. Non sempre l'intuizione giusta arriva subito, tante
volte esiste la difficoltà di conciliare una nutrita serie di elementi
che
obbligano a certe soluzioni e ne escludono altre: il numero degli attori
in compagnia, il loro sesso, la loro età, la loro esperienza, le loro
capacità artistiche, la vocazione drammatica o comico/brillante del
collettivo, i mezzi disponibili per far fronte ad allestimenti in costume
o per realizzare scenografie complesse, e chi più ne ha più ne metta
...
Ed ecco che può capitare di
porsi la domanda che dicevamo all'inizio.
Ebbene, in questa sezione ci
proponiamo di mettere a disposizione
dei teatranti una serie di indicazioni, organizzate in forma di schede,
che diano una serie di informazioni di base su possibili commedie da
rappresentare: trama, numero e sesso dei personaggi, possibilità di
eliminarne qualcuno senza compromettere l'impianto della pièce,
o di affidare a uno degli interpreti più di un ruolo, possibilità di
attualizzare la vicenda quando essa è prevista in costume, e altre
notizie
riguardanti ulteriori aspetti tecnico/artistici dell'eventuale
messinscena.
Abbiamo volutamente evitato di
schedare commedie ormai
appartenenti alla sfera dei classici, considerato che esse sono
conosciute
fin troppo bene e non necessitano certo di ulteriori commenti.
Abbiamo cercato invece, e così contiamo di continuare, di fornire
uno strumento utile, che aiuti ad orientarsi nel mare magnum della
produzione drammaturgica, nella speranza di rendere un po' meno
onerosa, a chi abbia la responsabilità della scelta, la ricerca del
nuovo
testo su cui riversare la fatiche e i sogni della compagnia.
Per quanto riguarda i copioni,
non è prevista la loro pubblicazione,
a causa delle difficoltà di vario genere che si sarebbero presentate:
violazione dei diritti d'autore, effettiva indisponibilità del testo,
difficoltà
di trarne copia da volumi o riviste spesso in condizioni materiali
precarie.
Tuttavia, quando possibile, sono fornite indicazioni sulle fonti utili
per il
loro reperimento: riviste, libri, siti web ed altro...
Buona lettura a tutti e, se avete
suggerimenti utili a migliorare il
nostro lavoro, mandateci una mail !
vai all'elenco delle schede

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di Rosa Startari
Chi è il dramaturg? La figura,
nata in Germania nel corso del
Settecento e in Italia pressoché sconosciuta fino a ieri,
collabora con il capocomico (poi con il regista o con
l’attore-regista)
nell’elaborazione del testo o della partitura da recitare attraverso
un
lavoro molto stretto con gli attori. Ancor oggi, da noi, il ruolo non è
definito con precisione, ma certamente si tratta di una figura di
professionista del teatro, consapevole dei suoi processi produttivi
interni ed esterni, che si occupa di leggere e proporre testi, di
suggerirne
una traduzione, di valutarne la coerenza rispetto alla linea artistica
di una
compagnia o di un teatro; si occupa dei contenuti del programma di sala,
cura le relazioni con gli autori, con la stampa; pensa al progetto
scenico in
funzione del pubblico a cui si rivolge, supporta il regista nella
contestualizzazione e nella lettura critica del testo. Il dramaturg,
come
sostiene R. Molinari, sta in tutti i punti di “traduzione e di
passaggio.
Dall’autore al regista, dal regista all’attore, dall’attore allo
spettatore”.
In queste note, Rosa Startari
prova a descrivere in dettaglio il lavoro
di questo professionista dello spettacolo e il perimetro della sua
interazione con gli altri soggetti che concorrono alla produzione del
fatto teatrale. In particolare, prova ad interrogarsi sulle possibilità
che
un simile ruolo trovi efficacemente spazio nella dimensione tipica
del teatro amatoriale, assottigliando la distanza che lo separa
da più qualificate esperienze professionistiche
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di
Gerardo Notari

Konstantin Sergeevič Alekseev
(1863-1938), meglio conosciuto come
Stanislavskij, attore e regista, com'è noto fu anche il teorico di un
metodo che ancora oggi si insegna nelle scuole di recitazione di
tutto il mondo. La sua popolarità, lungi dal diminuire, dopo la morte
è andata sempre crescendo, fino alla nuova fioritura di iniziative
editoriali che si è registrata anche in questi anni più recenti.
I due testi, fra quelli di cui è
autore, che più compiutamente
riassumono le sue teorie sull'arte recitativa, sono
"Il lavoro dell'attore su sé stesso", pubblicato pochi mesi dopo la
sua morte, e "Il lavoro dell'attore sul personaggio", non portato
a termine e dato alle stampe in forma di bozza. Testi
notoriamente molto belli e sicuramente molto stimolanti,
ma al tempo stesso anche testi da meditare, da studiare.
Gerardo Notari ha curato una
raccolta di schede che si propongono
come "assaggio" dell'opera del Maestro, come primo approccio
ai suoi testi, nella speranza di suscitare in chi non li abbia ancora
letti la curiosità di approfondirli, avviando così la conoscenza di un
insegnamento che non può mancare nella formazione di un attore.
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di Vincenzo La
Camera

Quello del regista è un lavoro
che richiede la conoscenza di
strumenti specifici per fondere insieme elementi complessi
come il testo drammaturgico, lo spazio della scena e gli attori,
ma anche la conoscenza di quanto è possibile apprendere sul
campo, cioè con la pratica scenica.
Con questo contributo, Vincenzo
La Camera ha inteso mettere
a disposizione degli aspiranti registi, o di registi alle loro
prime esperienze, uno strumento di orientamento al complicato
lavoro da svolgere, in molteplici direzioni, per poter arrivare
dalla prima ideazione di un allestimento alla definitiva messinscena.
Lo scritto che qui viene
presentato è stato pubblicato,
in quattro puntate, nella rivista del GATaL "TEATRO"
(nn. 19-22/2009). Ringraziamo la Direzione della rivista
per aver cortesemente autorizzato la presente pubblicazione.
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