Arezzo 29 in tre minuti

2 atti di Gaetano e Olimpia Di Maio

la bomba comica sganciata sul teatro

regia di
Vincenzo La Camera

il manifesto dello spettacolo
locandina di P. Gialdi

la commedia

La vicenda si svolge in un tipico “basso” napoletano, abitazione del tassista Salvatore e della sua gelosissima moglie Lucrezia, usuraia. Il loro rapporto si complica terribilmente quando l’uomo ha un figlio concepito in un occasionale, fugace incontro con una cliente…

In cerca di una soluzione che salvi capra e cavoli, incalzato fin dentro casa dalla madre del bambino, che è sposata a un pericoloso delinquente prossimo alla scarcerazione, pressato dalla moglie Lucrezia che sospetta qualcosa di poco chiaro, perseguitato dalla proprietaria del taxi con cui lavora che è infatuata di lui, Salvatore sostiene che il bambino sia stato abbandonato nella sua vettura da una sconosciuta sparita nel nulla e che per questo vada affidato alla Questura. La moglie Lucrezia invece, ignara della verità e da sempre afflitta dalla mancanza di figli, facendo disperare Salvatore insiste per tenere con sé il bambino così appagando il suo desiderio di maternità. A complicare ulteriormente la vicenda intervengono pure una specie di “guappo di cartone”, che mira ad emergere nell’ambito della politica locale, la dispotica e bizzosa moglie di lui nonché la sorella di Salvatore, segretamente incinta del fidanzato e timorosa di informarne il fratello. Ciliegina sulla torta, che fa precipitare gli eventi fino all’esito finale, l’apparizione in casa di Salvatore e Lucrezia del minaccioso Ferdinando che, sposato con la madre del bambino, è appena uscito di galera. La commedia, senza diluire in accenni melodrammatici la propria natura di potentissima “macchina comica”, non rinuncia – come è nello stile degli Autori – a coniugare con esperto dosaggio l’ispirazione del teatro borghese con quella del teatro popolare, affrontando in controluce temi di grande spessore sociale ed etico. Completano il quadro un’eccezionale sapienza nella costruzione degli intrecci e una carrellata di personaggi scolpiti a tutto tondo.

vite stese come panni al sole in un
indistinto intreccio di vicoli e bassi

La scena s’apre su un vicolo e un basso napoletano, ‘o vascio, che su quel vicolo s’affaccia. ’O vascio è un’abitazione di una o due stanzette a pian terreno, ricavata da antichissimi locali destinati a depositi. Uno attaccato all’altro, i bassi si aprono nei numerosi vicoli di Napoli, anche in quelli del centro storico. La vita del vicolo …

... e quella del basso traboccano l’una nell’altra, in un continuo impasto di suoni, voci, odori di cucina, fatti e colori. Il basso non ha balconi, né finestre, ma dalla porta, sempre aperta sul vicolo, “pezzi di casa” vanno fuori: da lì passano gli amici, si sorseggia il caffè, si osserva, si “spia” e si parla dei fatti degli altri. Nel nostro basso, che sta un gradino sotto il vicolo, la Madonna non è incorniciata in un quadro, ma in un’edicola, come la Madonna delle Rose di Filumena Marturano. Nei bassi non c’è possibilità di silenzio o di riservatezza: la vita degli abitanti è come panno steso al sole e l’interiorità soffocata. I personaggi – smargiassi, amplificati, esibiti – incarnano lo spirito del luogo: se non possiamo tenere al riparo dallo sguardo altrui i desideri, le umiliazioni, gli sbandamenti, allora meglio ostentarli mettendoli in piazza. La scelta scenografica è esplicita: il dentro e il fuori sono distinti ma non separati, necessari l’uno all’altro. Le pareti del basso sono segni intermittenti ed evanescenti di uno spazio privato in cui s’incunea, prorompente, il vicolo. I costumi riproducono la policromia animata delle viuzze; le musiche ne riecheggiano le atmosfere. Arezzo 29 in tre minuti è una commedia comica e appartiene alla grande tradizione del teatro popolare napoletano. Come si sa, il comico è propriamente umano (cioè non della natura, né delle cose, né degli animali, ma degli umani soltanto): in abiti comici, sfilano sul palcoscenico una donna non più giovane afflitta dalla maternità mancata, giovani senza lavoro che si trascinano di giorno in giorno, vittime dell’usura, politicanti da strapazzo, spasimanti deluse, malviventi e donne senza scrupoli …  Si ride di queste vicende umane che si intrecciano e si dirigono a passo svelto verso l’approdo finale: quando la scelta tra il bene e il male si fa inevitabile, il riso lascia spazio al sentimento che sempre, sia pure sotto traccia, muove i personaggi anche quando sembrano pagliacci.

foto L. Rivieccio

"Quella dei vicoli di Napoli è una realtà per tanti versi interessante, storicamente e antropologicamente, di cui parecchio si è scritto, cantato, e di cui molto si è nutrito il folklore locale esportato in mezzo mondo, tanto che Napoli è famosa e conosciuta ovunque, tra le altre cose, anche per i suoi vicoli e vicoletti, che di tanta storia e di tante storie partenopee sono stati scenario e protagonisti."

(da: Concetta Celotto, " 'O vascio - Breve storia dei bassi napoletani")

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